
Rimettendo in ordine lo sgabuzzino nascondi impicci, è saltato fuori inaspettatamente FIRST SOUNDS, (oggi si chiama angel sounds) quell'aggeggio attraverso il quale è possibile ascoltare i rumori del feto nel pancione. Roba da matti cosa è possibile fare oggi e soprattutto cosa arriva a fare una una donna incinta in preda agli ormoni per sentirsi mamma il prima possibile. Soprattutto i primi mesi quando il tanto atteso sfarfallamento del feto, è ancora lontano. Non sono qui a sindacare l'uso di quest'apparecchio, di cui ho ab..usato anch'io e comunque ha allietato la mia gravidanza; mi è venuto in mente quanto oggi, il progresso scientifico è riuscito ad aprire tutto un mondo fino a un po' di tempo fa sconosciuto e avvolto nel mistero: l'utero materno. Un tempo non molto lontano, non si sapeva nulla della vita nell'utero materno, il feto aspettava passivamente il momento della nascita. Oggi sappiamo che invece è tutto il contrario. Nell'accogliente pancione di ogni mamma, c'è un bimbo attivissimo che si dà molto da fare e si prepara ad affrontare il mondo esterno. Anche se nei primi mesi non riusciamo ancora a sentire il nostro bambino, ricordiamoci che lui sente noi. Si perchè di tutti i rumori che il bimbo ascolta all'interno dell'utero, quello che più di tutti attira la sua attenzione è sicuramente la voce della mamma. Ogni volta che parliamo, la nostra voce echeggia attraverso il liquido amniotico, regalando al bambino un'infinità di stimoli preziosi. Ovviamente oltre alla nostra voce e ai rumori prodotti dal nostro organismo, alle orecchie del nostro bambino arrivano tantissimi suoni: altre voci, come quella paterna e quella di eventuali fratellini e sorelline, voci estranee, rumori legati alla vita domestica piuttosto che al posto di lavoro; insomma tutto il mondo che ci circonda anche se alterato e filtrato dal liquido amniotico, raggiunge il nostro utero e di conseguenza il piccolo ospite. Togliamoci dalla testa l'immagine del pancione come un posto silenzioso, ovattato e completamente separato dal mondo esterno.
In realtà l'utero è un posto decisamente rumoroso. Però in mezzo al frastuono, il nostro bimbo riconosce e adora ascoltare la nostra voce. Direi che passa la maggior parte del suo tempo a origliare le nostre conversazioni con le altre persone. Certo quello che riesce a percepire è più o meno ciò che percepiamo noi di una conversazione proveniente da un'altra stanza, non si distinguono chiaramente le parole ma si riconoscono le variazioni di volume, il ritmo della lingua parlata, se a parlare è un uomo o una donna, un bambino o un vecchio, se chi parla è sereno o arrabbiato. Insomma gliene arrivano di impulsi da elaborare e memorizzare.
Quindi possiamo confermare che l'apprendimento della lingua non inizia a scuola bensì nel ventre materno, la preparazione al linguaggio comincia prima della nascita.
Alcuni ricercatori hanno dimostrato che i neonati sono capaci di distinguere tutti i 150 singoli suoni verbali che compongono la gamma completa delle lingue umane, ma dall'istante che vengono al mondo mostrano una predilizione per la propria lingua madre, la lingua che hanno ascoltato di più quando erano ancora nel pancione.
Va bene ma che volevo dire con tutte queste chiacchiere?
Volevo solo essere solidale con tutte quelle mamme che parlano al loro pancione. Non sentiamoci sciocche, infantili o chissà che altro. Parliamo ai nostri splendidi pancioni.
Visto con quale intensità il bambino ascolta il mondo fuori dall'utero, approfittiamone: investiamo nella comunicazione prenatale e poniamo già delle solide basi per un legame profondo, intenso e duraturo nel tempo.
Nei momenti di relax, quando possiamo dedicarci a noi stesse e al nostro cucciolo senza essere disturbati, parliamo con dolcezza o cantiamo una ninna nanna mentre accarezziamo il pancione. Abituiamo il bimbo a questo tipo di contatto, facciamolo sentire importante e amato, non importa se non risponde subito a questi inviti al dialogo, ricordandoci di rispettare i suoi ritmi di sonno-veglia. Tranquille si farà sentire, anzi non vedrà l'ora che arrivi il momento delle coccole. Mi ricordo che nell'ultimo trimestre della mia prima gravidanza, il mio cucciolo aveva imparato gli orari in cui il padre tornava a casa dal lavoro ed erano calci e pugni finché non riceveva le coccole del papà. Era il momento più bello della giornata. Era già in mezzo a noi, riuscire a comunicarci ci faceva sentire già una famiglia.
Mi ripeto: questo momento arriva per tutte: più la gravidanza avanza, minore è lo spazio disponibile nell'utero, il bimbo viene gradualmente compresso, ciò lo rende sensibile a ogni lieve pressione anche involontaria sulla pancia, al punto da scatenare una vera e propria rappresaglia di calci per liberarsi dal peso eccessivo.
Comunque è possibile intraprendere questo percorso avvalendosi dell'aiuto e del supporto di professionisti qualificati. Informiamoci se nella nostra città vengono organizzati corsi di Comunicazione Prenatale e prenotiamo almeno il primo incontro, magari ci accorgiamo che è il genere di aiuto di cui potremmo avere bisogno per affrontare la splendida avventura del parto. In bocca al lupo.

