
Incredibile ma vero possiamo sostituirci alla televisione e plasmare i nostri amati figli! Come? Semplice senza fare nulla di insolito ma vivendo la nostra quotidianità.
Quando parliamo ai nostri figli riusciamo ad accedere al loro inconscio e pur senza averne l'intenzione, lo programmiamo. Vi rendete conto che peso hanno le nostre parole? Possiamo trasmettere messaggi alle loro menti e magari condizionarli per tutto il corso della loro vita. Ci mancava solo questa: già è una responsabilità solo il fatto di essere genitori. Adesso non si potrà più parlare a vanvera e far finta di dire qualcosa pur di sopravvivere ai loro interminabili interrogatori. A questo punto mi chiedo se non sia possibile sfruttare a nostro vantaggio questo enorme potere nelle nostre mani.. pardon..parole. E magari funziona pure col marito!
Quindi riprendendo le autorevoli parole di Steve Biddulph, psicologo e scrittore di successo, l'infelicità di molte persone deriva da un condizionamento: durante l'infanzia queste persone sono state inconsapevolmente condizionate all'infelicità, e durante l'età adulta si sono comportate di conseguenza.
Vale a dire che se ai nostri figli diciamo continuamente parole negative, non ci limitiamo a mortificarli momentaneamente, ma le nostre parole hanno un effetto ipnotico e agiscono a livello inconscio creando un condizionamento, il quale modella l'immagine che il bambino ha di se stesso fino a diventare parte della sua personalità. Mi viene in mente ogni volta che dico a mio figlio di fare attenzione perchè potrebbe rompere qualcosa e puntualmente non delude le mie aspettative, che forse se tenessi di più la bocca chiusa avrei meno cocci nella spazzatura.
Mamme non buttiamoci giù per qualche frase infelice anzi cominciamo a pensare seriamente a come ipnotizzare positivamente i nostri figli. Cominciamo con l'esprimerci meglio e in modo chiaro per non creargli inutile confusione. Spieghiamo il modo corretto di agire e di comportarsi, non il contrario. Ogni giorno capitano decine di opportunità per esprimersi positivamente. Anziché dire:< Non correre in mezzo al traffico >, è preferibile, oltre che più semplice, dire:< Resta sul marciapiede accanto a me >, in modo che il bambino capisca che cosa deve fare e non che cosa non deve fare.
E poi oltre a riempirli di tanti "ti voglio bene", ricordiamo ai nostri figli quanto siano bravi in quello che fanno, per esempio nel disegno, nello sport, nel vestirsi da soli, nell'essere gentili con gli altri; in questo modo infondiamo loro sicurezza.
E adesso vediamo cosa un genitore NON deve fare:
- MAI ricorrere alla mortificazione, neppure in forma affettuosa e ironica, per far fare qualcosa a nostro figlio basta una richiesta magari in tono dolce e affettuoso;
- NIENTE paragoni soprattutto con i fratelli;
- DARE L'ESEMPIO certo se gli urliamo di calmarsi o di abbassare il tono della voce non siamo molto coerenti. Quante volte mia madre mi diceva di non picchiare mia sorella più piccola o mi avrebbe ammazzato di botte..se ci penso mi viene da ridere e da riflettere;
- non parlare mai dei DIFETTI dei nostri figli ad altre persone in loro presenza o in situazioni in cui possano ascoltarci;
- non sfruttare il senso di colpa per dominarli ed evitare frasi in cui li accusiamo del nostro stato d'animo, della nostra stanchezza fisica. E' un peso troppo grande per un bambino.
Sarebbe bello non commettere errori con i nostri figli, soprattutto non trasmettergli ciò che abbiamo subito noi passivamente da parte dei nostri cari. E' davvero un'impresa perchè certe parole certi gesti certi atteggiamenti sono radicati in noi e si manifestano in modo automatico e non sempre riusciamo a controllarne l'effetto che avranno sugli altri. Però una cosa la possiamo fare, sforziamoci a esprimerci in maniera POSITIVA così aiuteremo i nostri bambini a pensare e ad agire positivamente: in questo modo penseranno e immagineranno di riuscire e stiamone certe RIUSCIRANNO nella loro impresa. Le nostre parole devono incoraggiare i nostri figli ad esprimere liberamente se stessi e sicuramente saranno un sostegno al quale potersi aggrappare nei momenti difficili della vita

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